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Anni fa mi presentai all'accademia di musica moderna con l'intento di uscirne solo quando il mio livello di pianoforte fosse stato decente. E così sboronamente decisi di frequentare il corso di improvvisazione jazz e blues per capire, mesi più tardi, che l'improvvisazione non esiste si basa tutto sulle regole matematiche delle note. E grazie a dio che sia così la matematica è infinita così come la musica. Ma questo corso di improvvisazione mi ha anche fatto capire un'altra cosa importante che il jazz e il blues mi stanno per 3/4 di traverso e quindi un giorno mi presentai a lezione col mio book di spartiti personale di Ludovico Einaudi. Un po' logoro, piegato, scritto, appuntato, e negli anni seguenti è diventato il mio riferimento a molti ricordi ho intrecciato le sue melodie un po' perchè la sua musica mi accompagna da anni un po' perchè associo sempre un avvenimento una circostanza una persona alla musica che ascolto in quel periodo, e tanto perchè senza parlare ma suonando le sue melodie esprimono quello che sento. La sua genialità sta nel variare di intensità... eseguendo le stesse note di una melodia riesce a far provare goia, malinconia, rabbia, desolazione, speranza.
Le sue canzoni più belle? In un climax d'intensità...
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