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Trama: la vicenda è narrata da un professore di lettere, ebreo. curioso. fottutamente curioso di sapere. sapere perché i rami genealogici della sua famiglia siano così schifosamente spogli anche in primavera. nelle sue ricerche trova due nomi..Gotz e Meyer e li presenta a noi attraverso una descrizione grottesca e umana perché in fondo ha ragione, erano due uomini anche loro. Uomini che lavoravano e si davano anche un gran da fare. Autotrasportatori integerrimi. Il loro compito l'hanno portato avanti fino alla fine. fine non loro ovviamente. durante l'afosa estate del 1942 hanno portato avanti un incarico preciso, spostare gli ebrei da un campo di concentramento a un altro, distanti una manciata di chilometri. a metà tragitto sostavano, una sosta di pochi minuti, giusto il tempo di inserire un tubo nell'unico foro del cassone bestiame, e arrivare a destinazione. in quel tragitto sono morti più di 5000 ebrei tramite i gas di un unico scarico. la storia è vista però non con gli occhi di queste anime svolazzanti e precarie ma attraverso i bulbi dei due artefici della loro fine, e così ci ritroviamo a respirare l'aria di Gotz, aspiriamo la sigaretta di Meyer, mentre aspettavano l'effetto del gas, mentre giocherellavano con un sasso mentre discutevano sul battistrada consumato delle ruote mentre il camion svolgeva il suo compito..
Riflessioni spicciole: il ridicolo spessore del libricino può far erroneamente pensare che si tratti di una lettura leggera e spensierata. tutt'altro. l'atrocità di quel tragitto di pochi chilometri raschia il cranio. sembra quasi che la sottigliezza delle pagine sia una raccapricciante similitudine sull'inconsistenza di queste vite umane. tante, troppe. chiuse in quella scatola stagna. la ricostruzione di questi due personaggi mitologici è avvenuta attraverso un collage di ricordi, memorie e materiale di archivio. ma è solo attraverso la ricostruzione storica dei ricordi che conosciamo i veri volti di Gotz e Meyer. E il libro sembra svilupparsi lungo tre strade parallele..una reale, storica, piena di elementi che ci rimandano a un periodo che spesso si tende a dimenticare e sotterrare in una fossa comune. Una seconda in cui ci si identifica nell'io narrante e quelle anime in quel cassone diventano anche nostri parenti e una terza in cui siamo catapultati nella testa dei due mostri intercambiabili, fatta di dialoghi, di discorsi, di pensieri..
citazione: Goetz e Meyer. Non li ho mai visti, posso solo immaginarmeli. Di solito in coppie del genere uno è alto e l’altro è basso, ma, dal momento che erano entrambi sottoufficiali delle SS, è facile immaginare che fossero di statura alta, forse perfino della stessa altezza. Suppongo che le norme per l’ammissione ai ranghi delle SS fossero particolarmente severe, e certamente non si andava al di sotto di certi limiti. Uno di quei due, secondo i testimoni, entrava nel lager, giocava con i bambini e li prendeva in braccio, addirittura regalava loro cioccolatini. Basta così poco per immaginarsi un altro mondo, no? E poi Goetz, oppure Meyer, andava nella cabina del suo camion e si preparava per un altro viaggio. Non era una grande distanza e Goetz, o Meyer, si rallegrava in anticipo della brezza che avrebbe spirato dal finestrino aperto. Nel frattempo i bambini tornavano alle loro madri con i visi radiosi. Voto: 4/5
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