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io la Mazzantini la adoro sarà perchè il suo linguaggio è una metafora continua sarà perchè è diretta come un calcio nello stomaco sarà perchè è tagliente e incisiva, come piace a me. si legge d'un fiato si beve alla russa senza respirare. fagociti pagina dopo pagina volendone altre. l'io narrante di questo libro è una madre che si rivolge al figlio cercando di spiegargli l'amore tra lei e quel padre che non ha mai conosciuto difficile da spiegare a un giovane adolescente che si nasconde dietro a muri di silenzio e finta indifferenza. e l'amore che descrive la Mazzantini non è mai un amore opaco, scialbo e trasparente è vissuto a 360 gradi dove quelle piccole imperfezioni di anni di rapporto diventano il collante meraviglioso di una storia d'amore percè l'amore è abitudine è sfinimento è diversità. un po' come due sassi del Trebbia che con gli anni e l'erosione dell'acqua uno ha asunto una forma convessa l'altro concava diversi si, ma per completarsi meglio per sostenersi e barcollare in avanti, insieme. e sullo sfondo di questo amore, la guerra jugoslava a un tiro di bracciate da noi così vicina, nel tempo e nello spazio, ma così lontana dalla nostra mente e dai nostri ricordi. vi riporto un passo. il passo di pagina 449. in una giornata di sole, nel silenzio assoluto di un cielo liquido che muoveva l'orizzonte, l'aereo militare scavò l'asfalto molle della pista. il capitano, in divisa perfetta, raggiunse a passi lunghi l'aereo. passarono secondi irreali, come prima di un parto. poi il portellone si aprì e la bara scivolò fuori dal ventre metallico. la camicia che portavo mi si attaccò come un costume da bagno. qualche anno dopo, quando giuliano mi avrebbe chiesto di sposarlo, io avrei ripensato a questo arrivo, il corpo di Diego nella cassa e il capitano ad attenderlo sotto quel cielo caldo che muoveva tutto. un destino in uscita e uno in etrata. ...Diego non era un eroe di guerra o altro. era un fotografo ignoto, caduto da uno scoglio strafatto di eroina. il capitano assisteva impassibile di fronte alla mia disorganizzazione, che ormai non lo stupiva più. rimanevo li spersa come una turista. ..posero la bara in una stanza piccola e arieggiata, ci rimasi fino al tramonto. aspettavo semplicemente che il tempo passasse. ero attraversata da un disagio mite, come quando parti per un viaggio e hai la sensazione di aver dimenticato qualcosa. ti fermi col pensiero, fai un piccolo inventario, apri la borsa ma non riesci a capire cosa hai lasciato a terra. poi accaddero due cose. la prima fu che Diego entrò in quella stanza, e mi parlò. il sole cominciava a scendere, era un'ora che gli piaceva, quella, si cominciava col vino e con le chiacchere, così non mi sorpresi che avesse scelto quell'ora per farmi visita. non usci dalla bara, veniva a fami compagnia in quella veglia come quando aspettavamo insieme negli ambulatori... e mi sono resa conto che quando una persona che amiamo ci lascia, fisicamente, non ci lascia mai veramente perchè vive dentro di noi. la facciamo vivere dentro di noi con le nostre piccole e rassicuranti abitudini cos'è la morte? un fiume che sale. ti piacerebbe partire amore? no, mi piacerebbe restare. ma non si può. allora resta dentro. che da lì non partirai mai.
Voto 5/5
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