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Dietro ogni uomo oggi vivente stanno trenta spettri, poiché questo è il rapporto con il quale i morti superano il numero dei vivi. Dagli albori del tempo, grosso modo cento miliardi di uomini hanno camminato sul pianeta Terra. Orbene, è questo un numero interessante, in quanto, per una coincidenza bizzarra, esistono approssimativamente cento miliardi di stelle nel nostro universo locale, la Via Lattea. Così, per ogni uomo che abbia vissuto, in questo universo splende una stella.

Clarke, Arthur C. - 2001: odissea nello spazio

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McCarthy, Cormac - Oltre il confine

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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: McCarthy, Cormac - Oltre il confine
MessaggioInviato: lun ott 12, 2009 8:07 am 
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Sto leggendo: La strada - C. McCarthy

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Trama
Questo è il secondo romanzo della Trilogia della frontiera, preceduto da Cavalli selvaggi e seguito da Città della pianura.

New Mexico, anni '40.

Billy Parham è un ragazzo di 14-15 anni che vive in un ranch con il padre, la madre e il fratello Boyd.
Un giorno lui e suo padre trovano dei capi di bestiame sbranati da un animale feroce e capiscono che a fare quello scempio è stato un lupo.
Anzi, una lupa.
Cominciano cosí una lunga e paziente caccia prima seguendo le sue tracce e poi piazzando delle trappole in alcuni punti strategici.
La lupa però, che a quanto pare è anche gravida, non si lascia catturare e giorno dopo giorno i due continuano a trovare le trappole vuote. Fino a quando Billy, cogliendo il suggerimento di un vecchio cacciatore di lupi, riesce a catturarla mettendo una trappola sotto un fuoco da bivacco spento.
Proprio quel giorno il padre è rimasto al ranch a lavorare e ha dato il compito a Billy di controllare le trappole, con l'ordine preciso, se avesse catturato la lupa, di ucciderla sparandole col fucile o di tornare immediatamente a chiamarlo.
Billy invece non fa nessuna di queste cose.
Imbriglia la bocca della lupa con una specie di museruola, la lega, la libera dalla trappola e le cura la zampa. Dopodiché sale sul suo cavallo e con la lupa al guinzaglio muove verso il confine messicano, per riportare la lupa ai suoi monti di origine.

Sarà questo il primo di tre successivi attraversamenti della frontiera che Billy affronterà da solo o in compagnia del fratello Boyd e che segneranno in modo irripetibile il suo passaggio dalla giovinezza alla vita adulta.


Considerazioni
Oltre il confine è una sorta di nuovo vangelo aggiornato alla fine del secolo scorso.
Quanti confini si oltrepassano o si devono oltrepassare in una vita?
Quello tra giovinezza ed età adulta, tra verità e menzogna, tra amore e solitudine, tra sollievo e fatica, tra fede e disillusione e alla fine tra vita e morte.
Non si contano.
"Tutta la vita è risolvere problemi" diceva Popper.
"Tutta la vita è attraversare confini" sembra ribattere McCarthy.

E Billy, di confini, ne valica e tenta di valicarne un bel po'.
E al di là di essi si nutre di esperienze.
E di storie.
Tante diverse storie raccontate da persone provenienti da luoghi e tempi estranei.
Storie di sangue e fango, di sgomento e redenzione, di solitudine e ricerca.
Storie raccolte girovagando per un Messico violento ed accogliente, polveroso e metafisico, irraggiungibile ma scolpito nel sudore della fatica quotidiana.
Storie pericolose e affascinanti come lupi.
Storie da cui non è ammesso fuggire ma che richiedono di essere accolte e ricondotte alla loro origine per rivelare la loro identità.
Storie che pretendono di essere collocate nel loro spazio naturale per poterne circoscrivere il significato.

È francamente impossibile rendere conto di tutti i temi affrontati nel libro e del loro reciproco intrecciarsi.
Billy non è un cowboy sicuro e determinato come John Grady di Cavalli selvaggi. Procede nelle sue scelte per slanci successivi, per accumulo di intuizioni, spesso confondendo la caparbietà con l'onore, ma sempre con animo sincero. Dapprima si impegna a ricondurre la lupa nelle sue montagne d'origine, poi a recuperare i cavalli del padre, poi ancora a riportare a casa il fratello e infine ad arruolarsi nell'esercito.

Come John Grady però anch'egli fallisce in tutte le sue imprese.
Anzi, si procura davvero guai grossi.
Per riportare la lupa alle sue montagne perde il contatto con la famiglia. Per recuperare i cavalli del padre smarrisce il fratello. E per ricondurre indietro Boyd rischia quasi di perdere l'unico cavallo del padre che gli era rimasto.
E alla fine rimane completamente solo.

Ogni scelta comporta oltrepassare un confine.
E Billy compie le sue scelte cercando di perseguire ideali di ordine e giustizia ma viene puntualmente soverchiato da forze e circostanze più grandi di lui. Persino il naturale rapporto gerarchico tra fratelli viene piano piano sovvertito senza che egli possa fare nulla per evitarlo. Anche le storie raccolte durante il suo peregrinare narrano di vicende i cui protagonisti cercano di ricomporre un disegno sensato a partire da sensazioni ed eventi frammentari, privi di una logica intrinseca.
Come se all'interno della struttura delle cose tutto trovasse una collocazione naturale, ad eccezione dell'uomo, capace solo di perturbare il misterioso equilibrio dell'essere.
L'esito delle azioni di Billy infatti è sempre drammatico e ogni volta costituisce una bruciante lezione di vita.
Le scelte si pagano col dolore. Proprio e altrui.
La sofferenza è il pane quotidiano dell'esistenza.
Non c'è guida, né orientamento esterno. Di nessun tipo.
Le spinte morali interiori producono solo catastrofi.

Ecco allora il bisogno di far quadrare i conti tirando in ballo Dio, una sponda metafisica su cui si rifrangono le attese di verità e ordine morale e materiale che sembra non trovino posto sulla terra, tra i sassi e la polvere.
È un Dio che quanto più viene inseguito ed analizzato, tanto più sembra sfaldarsi e confondersi col caos e la menzogna (esemplare il discorso dello zingaro).
Un Dio occulto e refrattario all'indagine e alla ricerca umana, tanto che neppure una vita di stenti e di sofferenze è sufficiente per forzare il suo mistero (si pensi alla storia dell'eremita e a quella del cieco).
Un Dio che, come il lupo, è simile al fiocco di neve: quando ti sembra di averlo in pugno, apri la mano e ti rendi conto che stavi solo stringendo l'aria.

Lo stile di McCarthy poi è ineguagliabile.
Dettagliatissimo ed ermetico, preciso ed evocativo, diretto ed efficace come una pallottola nel cuore.
Letale.
La storia non concede tregua al lettore e i contraccolpi emotivi sono potenti e ben assestati.
Anche solo la prima parte del romanzo è un tale eccezionale saggio di scrittura, capacità inventiva e robusta impalcatura morale da collocare l'opera tra le vette della letteratura di tutti i tempi.

McCarthy, come Neruda, riesce a delimitare i confini dell'assoluto parlando di cose semplici, quotidiane.
Non solo.
Una volta stabiliti quei confini poi scrive delle storie che ti spingono ad oltrepassarli.


Citazioni
Correvano nella pianura tormentando le antilopi che si muovevano come fantasmi sulla neve disegnando cerchi; tutt'intorno s'alzava una polvere bianca al chiaro di luna e il fiato degli animali saliva pallido come fumo nell'aria fredda, come se dentro di loro ardesse un fuoco; nel silenzio i lupi volteggiavano, si controcevano e spiccavano balzi e parevano appartenere a un altro mondo.

Tuo fratello è abbastanza giovane da credere che il passato esista ancora, disse. Che le ingiustizie attendono rimedio. Forse anche tu ci credi?
Io non credo a niente. Sono semplicemente venuto fin qui per via di certi cavalli.
Che rimedio può esserci? Che rimedio può esserci per ciò che non è? Capisci? E qual è il rimedio che non ha conseguenze impreviste? Quale atto non presume l'esistenza di un futuro di per sé sconosciuto?
Io in questo paese sono già venuto e ripartito, disse Billy. Non è stato il futuro a riportarmi qui.


Da una certa prospettiva si poteva perfino azzardare l'ipotesi che il maggiore problema del mondo fosse il fatto che ciò che sopravviveva era sempre usato per misurare gli eventi passati. A ciò che rimane viene assegnata una falsa autorità, come se gli artefatti del passato fossero sopravvissuti nel tempo grazie a una loro volontà ben precisa. Eppure il testimone non può sopravvivere alla propria testimonianza.


Voto: 5/5

_________________
...ma io sono fiero del mio sognare,
di questo eterno mio incespicare...

(F. Guccini)


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 Oggetto del messaggio: Re: McCarthy, Cormac - Oltre il confine
MessaggioInviato: lun ott 12, 2009 9:44 am 
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Libro intenso, malinconico. Dialoghi asciutti, secchi ma intensi. Descrizioni talmente reali e profonde che sembra di cavalcare attraverso il Messico assieme ai protagonisti, ma nello stesso tempo in un paesaggio e un tempo metafisico e trascendentale. (Fermò il cavallo oltre i pioppi e guardò le montagne verso sud; poi voltò lo sguardo verso ovest dove, staccate nettamente dal sottile orizzonte scuro, si vedevano le nubi temporalesche, e osservò il cielo profondo, ceruleo e teso che copriva il Messico intero, dove il mondo antico si aggrappava alle pietre e alle spore delle cose viventi e viveva nel sangue degli uomini)
I personaggi che i protagonisti incontrano per strada sono carichi di umanità, sia i buoni sia i cattivi, hanno storie da raccontare, storie di vita vissuta. Storie che catturano il lettore in una spirale da cui non vorrebbe più uscire.

Il finale "enigmatico" poi vale da solo la lettura del libro.

Citazioni:

Disse che gli uomini credono che il sangue degli animali uccisi non abbia conseguenze, ma i lupi ne sanno di più. Disse che il lupo è un essere di ordine superiore, che sa cose che gli uomini non sanno: che non c'è ordine nel mondo nel mondo tranne quello imposto dalla morte. Alla fine disse che gli uomini bevono il sangue di Dio senza capire l'importanza di quello che fanno. Disse che gli uomini vorrebbero agire seriamente ma non sanno come fare. Tra i loro atti e le loro cerimonie c'è il mondo e in questo mondo scoppiano temporali e gli alberi si torcono al vento e tutti gli animali creati da Dio vanno e vengono, eppure gli uomini questo mondo non lo vedono. Vedono le azioni delle proprie mani, oppure vedono vedono ciò che nominano e si chiamano per nome l'un l'altro, ma il mondo lì in mezzo per loro è invisibile.

Le parlò a lungo e, dal momento che il guardiano non capiva che cosa diceva, le disse ciò che aveva nel cuore. Le fece delle promesse e le giurò che le avrebbe mantenute. Che l’avrebbe portata tra le montagne, dove avrebbe trovato altri della sua specie. Lei lo guardò con quei suoi occhi gialli, che tradivano non disperazione, ma soltanto quell’insondabile, profonda solitudine che è l’impronta più tipica di questo mondo.

La vita è un ricordo e poi più niente. Tutta la vita è scritta in un seme.

Alla fine, ciò che il prete finì per credere è che la verità può spesso venire trasmessa da chi ne è totalmente all'oscuro

E' difficile anche per due fratelli viaggiare insieme in una spedizione come questa. La strada ha le proprie ragioni e non vi sono due viaggiatori che interpretino allo stesso modo quelle ragioni.

Disse che mentre ci si vorrebbe augurare che Dio punisca coloro che compiono azioni simili, e che mentre spesso la gente se lo augura davvero, sapeva per esperienza che non era possibile parlare in vece di Dio e che gli uomini che avevano storie malvagie da raccontare spesso conducevano vite comode, morivano in pace e venivano seppelliti con tutti gli onori. Disse che era un errore aspettarsi troppa gioustizia in questo mondo.

L'ostilità del mondo ora gli era chiara e la percepiva come una cosa sgradevole, così come appare a tutti coloro che non hanno altra causa all'infuori di se stessi da opporre a quell'ostilità.

Dove si incontrano due uomini possono accadere soltanto due cose: o una menzogna o la morte.

Il bugiardo deve prima sapere la verità, sei d'accordo?


Voto: 5/5

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“Let's just imitate the real, until we find a better one”. (Notwist)


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