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Fini, Massimo - Il Dio Thoth
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mandave
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Oggetto del messaggio: Fini, Massimo - Il Dio Thoth Inviato: mer ago 26, 2009 2:14 pm |
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Iscritto il: mar gen 27, 2009 3:28 pm Messaggi: 1790 Località: Treviso Nome: Dave Sesso: M Sto leggendo: In attesa di partire... con uno sotto il braccio
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Trama: Matteo lavora a Telewolrd, uno dei tre network esistenti, Radioworld e Ediworld gli altri, e conduce una vita tranquilla, simile a quella degli altri, uguale a quella degli altri, anonima come quella degli altri. Ogni giorno, ogni momento della giornata, viene scadito, interrotto e condizionato dai programmi che radio e teleworld propongono. Le notizie si susseguono nella rapidità con cui avvengono gli eventi, importanti o meno che siano. Al network non sfugge niente e tutto viene proposto, riproposto ed approfondito nelle varie trasmissioni. In ogni momento della giornata tutti possono veddere le notizie sui visori portatili e ascoltarle dalle cuffie che soo sintonizzate sulle reti del network. La realtà è, di fatto, il network! Matteo (che almeno inizialmente non è diverso da tutti gli altri) si accorge pian piano che staccandosi dalla rete si ottiene una visione della realtà diversa, personale. L'impressione viene confermata non appena assiste ad un omicio che non viene rilevato e trasmesso agli spettatori. Comincia così un percorso che lo porterà a chiedersi se quello che lo circonda sia vero oppure no e se le persone, anche le più importanti, siano davvero libere o meno. Durante questa "indagine" cercherà di trovare il testo originale dell'Amleto di William Shakspere senza riuscirci e si accorgerà di quanto siano importanti le parole e il loro uso.
Impressioni: Il testo va letto dall'inizio alla fine e perde di significato se si cerca di estrapolarne una sola parte. Di fatto si nota che Fini non è un romanziere di professione e la storia di Matteo diventa per certi versi banale. Banale come sarebbe la vita di ognuno di noi, non come quella del personaggio di una storia. Tuttavia arrivati alla fine, proprio all'ultima riga, si chiudono i discorsi in sospeso che l'autore aveva lasciato pendere come fili dal soffitto senza che il lettore se ne accorgesse regalando alla lingua in quanto mezzo per il condizionamento sociale il maggior significato possibile.
Citazioni: Il fatto è la notizia. La notizia è il fatto.
Voto: 3/5
_________________ Se non credi non speri, se non speri non ci provi, se non ci provi non cambierà mai niente!
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Mork
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Oggetto del messaggio: Re: Fini, Massimo - Il Dio Thoth Inviato: mer ago 26, 2009 10:04 pm |
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| Mastro libraio |
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Iscritto il: gio gen 22, 2009 9:26 am Messaggi: 2095 Località: Treviso Nome: Mork Sesso: M Sto leggendo: Underworld - De Lillo // Cecità - Saramago
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Concordo abbastanza con questa recensione, soprattutto dove dici che spesso cade nel banale. Non so se sia una scelta voluta, ma mi sa tanto l'idea di un libro scritto in fretta e nemmeno riletto. Lo trovo persino troppo corto, come se per pubblicarlo in fretta avessero deciso di non andare oltre con la narrazione. Il tema richiama molto 1984 di Orwell, sin dal motto di teleworld "Il fatto è la notizia. La notizia è il fatto." che per la forma ricorda molto le frasi pronunciate continuamente dal Grande Fratello. Solo che a Massimo Fini rispetto a Orwell, manca la capacità di essere profeta di ciò che verrà.
Peccato, avevo molte aspettative per questo libro. Ci sono ottimi spunti ma sono mal sviluppati, poco approfonditi. Come il fatto che nell'epoca di internet ci si accontenti di qualche stralcio delle opere, o del solo titolo delle notizie, senza scendere in profondità, restando in superficie come vuole chi manovra la società.
Voto: 2/5
Citazioni: La gente preferisce vedere le cose a casa. C'è Internet che ti dà tutte le informazioni che vuoi, anche se non le opere complete. Informazioni magari sbagliate, ma chi ci fa più caso, chi può controllarle?
Gli UnInformed sono chiusi in un cicolo vizioso: non si informano perchè sono ignoranti, sono ignoranti perchè non si informano.
Il processo ha bisogno della forma, del rito e del simbolico. Dve prendere le distanze dalla realtà. Perchè nella realtà, nelle sue ragioni più profonde, nessun uomo ha diritto di giudicarne un altro. Ma poichè una società, per convivere, non può fare meno di darsi delle regole e quindi un apparato giudiziario, bisogna creare una finzione.
L'uomo è l'unica creatura che non accetta di essere ciò che è. In questo sta tutta la sua grandezza, ma anche tutta la sua sofferenza.
_________________ “Let's just imitate the real, until we find a better one”. (Notwist)
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