TramaJimmy Tosna, detto "il Santo" (Andy Garcia), è il proprietario di un'agenzia nella quale i malati terminali riprendono in video dei messaggi d'addio per i propri cari. Prima di questa inconsueta ma rispettabile attività, Jimmy era alle dipendenze di un boss della malavita locale di Denver (Christopher Walken).
Il passato torna a bussare alla sua porta quando Jimmy, nel tentativo rimettere in sesto gli affari della sua malandata agenzia, si trova costretto ad accettare una missione per conto del suo vecchio capo per portare a termine la quale riunisce uno sgangherato gruppetto di ex compagni di carcere.
Non tutto però andrà secondo i piani...
ConsiderazioniBadate bene: non stiamo parlando di un capolavoro.
È un film di cui si può fare tranquillamente a meno.
È un po' come quegli amici che frequenti non tanto spesso ma che ogni volta che li rivedi ti sorprendono perché comunque hanno qualcosa di nuovo da dirti. Anzi, non proprio qualcosa di nuovo, piuttosto qualcosa di vecchio, di vecchissimo. Discorsi che non sentivi da un pezzo ormai. Ma che proprio per questo ti suonano come nuovi. Nuovi ma familiari.
Ecco, questo film è cosí, se avete capito cosa intendo.
Di che parla? Be' d'amore, di morte e di altre sciocchezze.
Di amicizia, di integrità, di responsabilità e di voglia di redenzione.
E di come il destino possa portarsi via tutto in una notte di pioggia.
Di cose cosí insomma.
I soliti vecchi discorsi.
Il cast è un piacevole e ampio corollario di volti piú o meno noti e tutti fanno bene il loro mestiere, senza interpretazioni particolarmente memorabili (occhio però al cameo di Willem Dafoe!).
Anzi non mancano le sbavature. Andy Garcia, tanto per dire, si fa pescare in primo piano per tre o quattro volte nel giro di dieci minuti con la stessa identica espressione di triste rammarico e rassegnazione. Piú di una sequenza poi sconfina nel melodrammatico.
E il finale sembra fatto apposta per non scontentare nessuno: cattivo quanto basta ma aperto alla speranza.
Ve l'ho detto: non stiamo parlando di un capolavoro.
Eppure è una pellicola che si infiltra nelle ossa.
Sarà per la bellezza ovattata della Anwar o per il fascino elegante di Andy Garcia, sarà per l'occhio stralunato di Christopher Lloyd o per la glaciale intepretazione del killer di Steve Buscemi.
Sarà che anche su di noi grava la stessa ragnatela di colpe, ingiustizie, rimpianti e vendette che piano piano si stringe attorno ai protagonisti, perché nessuno è senza peccato. Perché la vita è peccato ed è un peccato non viverla pienamente.
Sarà che è sempre gustoso sentirsi raccontare una storia cosí dannatamente malinconica da Jack Warden, col suo piglio da simpatico farabutto, inconfondibile nonostante le rughe.
Non so.
So che alla fine della pellicola rimane impressa negli occhi la sfavillante scena del panfilo, satura di luce e di felicità, proiezione carceraria di un Eden possibile solo lontano dai lidi corrotti della terraferma. Un idillio marino che sostituisce un irrealizzabile (neppure con la fantasia) paradiso terrestre.
E nelle orecchie riecheggia il messaggio postumo di Jimmy "il Santo" per il figlio appena concepito.
Parole semplici, dirette, essenziali.
Parole che pochi padri riescono a dire ai loro figli.
Parole di vita.
Insomma, i soliti vecchi discorsi.
SchedaTitolo: Cosa fare a Denver quando sei morto
Tit. originale: Things to do in Denver when you're dead
Paese: USA
Anno: 1995
Durata: 115'
Regia: Gary Fleder
Interpreti principali: A. Garcia, G. Anwar, C. Lloyd, W. Forsythe, B. Nunn, T. Williams, J. Warden, S. Buscemi, F. Balk, C. Walken
Voto 4/5