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Into the wild, Nelle terre selvagge - 2007
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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Into the wild, Nelle terre selvagge - 2007
MessaggioInviato: ven mag 29, 2009 7:24 am 
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Trama
Christopher McCandless (Emile Hirsch) è un giovane benestante che, nel 1990, dopo aver conseguito la laurea in scienze sociali, dona i suoi risparmi all'Oxfam e abbandona amici e famiglia per viaggiare per due anni tra gli Stati Uniti e il Messico del nord, con lo pseudonimo di Alexander Supertramp.
Meta ultima: l'Alaska.
Durante il suo peregrinare incontra diversi personaggi: una coppia hippie, un giovane trebbiatore del South Dakota (Vince Vaughn), una giovane cantautrice hippie (Kristen Stewart) ed un anziano veterano chiuso nei suoi ricordi (Hal Holbrook).
Una volta giunto in Alaska fissa la sua dimora in un autobus (soprannominato "Magic Bus") abbandonato in mezzo ad un bosco e cerca di vivere cacciando animali e raccogliendo erbe e frutti selvatici.
Le difficoltà però non tardano ad arrivare...


Considerazioni
Dal punto di vista tecnico il film è ottimo.
Il paesaggio è fotografato con una cura e una perizia tale da lasciare senza fiato: dalle rocce rosso brune dei deserti del sud-ovest americano, al giallo sfolgorante dei campi di grano, al bianco accecante della neve dell'Alaska, lo spettatore viene sprofondato per piú di due ore nel variopinto dispiegarsi della natura nelle sue forme piú estreme. A tal punto che le poche scene di ambientazione urbana trasudano irrealtà e grigia alienazione ad ogni inquadratura.
La colonna sonora è forse una delle migliori degli ultimi anni, con le stupende canzoni di Eddie Vedder (sotottitolate, per una volta tanto, nella versione italiana).
E sulla recitazione degli attori che dire? Emile Hirsch è indubbiamente bravo e convincente nel sostenere la parte di un personaggio fuori dal comune e anche i comprimari fanno il loro dovere, con una particolare menzione di merito per William Hurt (il geniale ed enigmatico padre di Christopher), ma soprattutto per Hal Holbrook, che con la sua interpretazione dell'anziano veterano regala agli spettatori una delle cose piú belle di tutto il film.

Dal punto di vista tecnico niente da obiettare.

Però...

Però c'è la storia. Una storia basata sull'omonimo libro di Jon Krakauer e abilmente sceneggiata da Sean Penn.

E di cosa parla questa storia?

"Chiama sempre le cose con il loro nome".
Bene. Proviamoci allora.

Perché a voler aprire gli occhi sulle vicende di Christopher è immediato osservare che le sue sconsiderate peripezie vanno a buon fine per semplice e puro caso. Se quella prima inondazione nel deserto avesse sommerso la sua macchina, egli sarebbe stato solo un ragazzo incosciente morto per una fatale imprudenza. Fine.
Invece la sorte, per un po', l'ha assistito.

Ma qual è il senso del suo viaggio? Da cosa fugge?
Non dalla società di cui, in senso biologico, è un parassita (utilizza auto e treni ad ufo e scambia denaro). Non dalla tecnologia (adopera coltelli, lampade, fiammiferi e...un fucile!). E neppure dalla cultura letteraria (si ispira a Thoreau e London), o scientifica (fa ampio uso di un manuale sulle erbe).
Christopher semplicemente rifiuta qualsiasi forma di rapporto umano duraturo. Non cerca la solitudine ad ogni costo poiché frequenta persone di varia estrazione sociale che però abbandona non appena il legame comincia a farsi impegnativo. Si allontana anche dall'affetto della sorella.
Perché?
Perché è in fuga da qualsiasi forma di responsabilità.

Responsabilità etimologicamente intesa come obbligo morale di farsi carico della propria umanità più profonda attraverso il costante confronto con gli altri. Scartando questa pietra di paragone interiore, egli persegue l'inconscio obiettivo di non compiere il passo oltre quella linea d'ombra che separa la giovinezza dall'età adulta.
Il suo viaggio non è una rivoluzione bensì un'involuzione, una chiusura in sé stesso mascherata da ricerca di un contatto più immediato con una natura che si vorrebbe incontaminata. L'Alaska si configura quindi come una destinazione mitica, un Nirvana selvaggio dove la sua volontà di annullamento del rapporto con l'altro può dispiegarsi indisturbata e dove il suo fanciullesco umanesimo romantico può prosperare rigoglioso.

Ma senza senso di responsabilità anche tale contatto è destinato a restare drammaticamente superficiale. Ciò spiega l'assoluta incoscienza con cui Christopher affronta le situazioni più pericolose (dai deserti alle rapide), l'irritante ingenuità con cui si rapporta al mondo animale (come affumicare un alce in due ore senza aver mai neppure spennato una gallina?) e la disperata arroganza verso la stessa natura nei momenti di difficoltà (a che pro sparacchiare in aria per la fame?).
Il suo presunto sprofondarsi nel verde (vivendo dentro un autobus?!) è pura e beffarda illusione poiché il Magic Bus dista circa 20 miglia dalla highway più vicina. Ma lui non lo sa poiché, nel suo cieco ed esaltato nichilismo, non tiene con sé neppure una mappa, così da poter nutrire la convinzione di starsene proprio al centro del paradiso terrestre.
O dell'inferno.

Nonostante ciò, quando il dramma sta per consumarsi egli prende coscienza del completo fallimento del suo percorso di fuga, riportando nel suo diario un'elementare verità: "la felicità è reale solo quando è condivisa". Frase che, scritta da chi ha passato gli ultimi due anni di vita rifiutando ogni durevole rapporto umano, costituisce un monito tremendo a non ripetere lo stesso abissale errore.
"Chiama sempre le cose con il loro nome". Mai dimenticarlo.

Un enorme dispendio di mezzi e abilità, quindi, per mitizzare la figura di un uomo la cui parabola esistenziale, lungi dall'essere condivisibile, può essere al piú compatita e molto difficilmente compresa al di fuori di un ambito clinico.

Peccato, davvero un peccato.

Into the wild rimane un prodotto di buona fattura, ma i grandi film sono altri.


Scheda
Titolo: Into the wild - Nelle terre selvagge
Tit. originale: Into the wild
Paese: USA
Anno: 2007
Durata: 140'
Regia: Sean Penn
Interpreti principali: E. Hirsch, W. Hurt, M. G. Harden, J. Malone, C. Keener, K. Stewart, H. Holbrook, V. Vaughn


Voto: 3/5

_________________
...ma io sono fiero del mio sognare,
di questo eterno mio incespicare...

(F. Guccini)


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 Oggetto del messaggio: Re: Into the wild, Nelle terre selvagge - 2007
MessaggioInviato: ven mag 29, 2009 8:51 am 
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Dal punto di vista tecnico niente da obbiettare, film superbo visivamente e per la colonna sonora. Anche la recitazione non è male.

Venendo alla storia, concordo con quanto detto fino a un certo punto. E' vero che il protagonista alla fine arriva a capire che il percorso che ha compiuto era sbagliato, e secondo me è proprio lì il messaggio del film. Non è isolandosi che si raggiunge la propria felicità ma rapportandosi con gli altri, sviluppando i rapporti sociali. Lui ci si avvicinava sempre ma ogni volta fuggiva. La sua era una disperata ricerca di esperienze diverse, non si accontentava di quello che gli succedeva, voleva essere l'artefice della propria vita. Se non fosse finita come è finita, probabilmente sarebbe tornato alla sua vita molto arricchito interiormente e avrebbe potuto mettere in atto quella che è stata solo una frase scritta in un diario.
A volte per capire cosa è giusto bisogna prima sbagliare, in prima persona. Non basta l'esperienza di altri, letta sui libri o sentita dai racconti degli amici. Certo anche queste arricchiscono la personalità, ma non vanno in profondità come le esperienze vissute. E secondo me quella che si era scelta era una bella esperienza, l'errore è stato nel come l'ha affrontata, completamente allo sbaraglio e tagliando di netto tutti i ponti con la famiglia in primis e la società poi.

Venendo poi a un discorso più in generale, i film non è che debbano per forza mostrarci degli eroi positivi, o persone completamente assennate che non compiono errori. Possono anche mostrarci anti-eroi, o persone losche, o personaggi che commettono vari errori (come in questo caso). Secondo me, per giudicare la bontà di un film non dobbiamo giudicare la moralità dei personaggi, o identificarsi con essi, o pensare che noi avremmo agito in modo completamente differente. Il regista ci presenta una storia, e dovremmo solo giudicare se è raccontata bene, se è una bella storia e se non è assurda. Secondo me in questo caso la storia è toccante, raccontata bene, realistica. Anche se il personaggio è un pirla.

Quindi il mio voto è 4/5 perchè seppur fatto molto bene, in certi punti il film è un po' superficiale e non va a fondo (per esempio nel rapporto tra il protagonista e la sorella)

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 Oggetto del messaggio: Re: Into the wild, Nelle terre selvagge - 2007
MessaggioInviato: ven mag 29, 2009 12:53 pm 
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Mork ha scritto:
A volte per capire cosa è giusto bisogna prima sbagliare, in prima persona. Non basta l'esperienza di altri, letta sui libri o sentita dai racconti degli amici. Certo anche queste arricchiscono la personalità, ma non vanno in profondità come le esperienze vissute. E secondo me quella che si era scelta era una bella esperienza, l'errore è stato nel come l'ha affrontata, completamente allo sbaraglio e tagliando di netto tutti i ponti con la famiglia in primis e la società poi.

Sono d'accordo che le esperienze vissute in prima persona rappresentano il modo migliore per arricchire la propria personalità.
Purché vengano affrontate con criterio, però.
Christopher invece passa da un'avventura all'altra in modo del tutto sconsiderato, manifestando con il suo comportamento delle evidenti pulsioni autodistruttive: trascorre la notte nel deserto a rischio inondazioni, scende in canoa le rapide di un fiume senza nessuna esperienza, si accampa in un bosco dell'Alaska senza prendere alcuna precauzione, ecc. E tutto ciò viene compiuto in piena coscienza perché Christopher non è per nulla un ingenuo, aveva terminato brillantemente gli studi universitari ed è molto sensibile all'amore della sorella, tuttavia si getta inspiegabilmente incontro alla morte piú volte con la massima disinvoltura e col sorriso sulle labbra, finché il caso ha giocato dalla sua parte...

Penso che se una persona vuole fare delle nuove esperienze per arricchirsi interiormente dovrebbe farlo badando a non rimetterci la vita, per lo meno, altrimenti che cosa ci ha guadagnato?

Mork ha scritto:
Venendo poi a un discorso più in generale, i film non è che debbano per forza mostrarci degli eroi positivi, o persone completamente assennate che non compiono errori. Possono anche mostrarci anti-eroi, o persone losche, o personaggi che commettono vari errori (come in questo caso).

Sono d'accordo. Purché i personaggi negativi non vengano presentati in modo positivo e mitizzati.
Christopher è un personaggio profondamente negativo mentre il film lo presenta quasi come un coraggioso esempio da imitare. Quello che non mi è piaciuto è proprio questa prospettiva apologetica con cui viene inquadrate le sue vicende personali.
Mai una volta che gli venga il dubbio che quello che sta facendo sia sconsiderato e sbagliato.
Mai una volta che pensi di tornare sui suoi passi.
Mai un solo momento di autocritica.
Sempre dritto per la sua strada, che alla fine l'ha portato dove era diretto fin dall'inizio.

Mork ha scritto:
Secondo me, per giudicare la bontà di un film non dobbiamo giudicare la moralità dei personaggi, o identificarsi con essi, o pensare che noi avremmo agito in modo completamente differente. Il regista ci presenta una storia, e dovremmo solo giudicare se è raccontata bene, se è una bella storia e se non è assurda.

Da quanto ho detto finora è chiaro che non condivido questa posizione anche se sono consapevole che è particolarmente diffusa anche in campo letterario e, piú generalmente, artistico.
Per me un film o un libro sono delle buone opere non solo se sono tecnicamente ben realizzate ma anche (e soprattutto direi) se veicolano dei messaggi a cui riconosco un valore.
Ciò non significa che apprezzo solo le opere il cui messaggio conferma quello che penso, anzi preferisco proprio quei film e quei libri che presentando un punto di vista diverso dal mio mi spingono alla riflessione.
In questo caso però la riflessione non si è innescata perché ho visto nel comportamento completamente irresponsabile e monomaniacale del protagonista non una persona in cerca di sé o di uno stile alternativo di vita, bensí uno squilibrato privo di qualsiasi capacità di valutare i rischi che si trova ad affrontare e le conseguenze delle proprie azioni.
E un film che esalta un personaggio del genere senza presentarlo in modo per lo meno problematico è un'opera che non riesco proprio ad apprezzare.

Per me l'arte ha una dimensione morale irrinunciabile e la valuto anche secondo tale dimensione.

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 Oggetto del messaggio: Re: Into the wild, Nelle terre selvagge - 2007
MessaggioInviato: ven mag 29, 2009 1:44 pm 
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Concordo con quasi tutto quello espresso nel post appena sopra, tranne che su una cosa: secondo me questo film non esalta le sue gesta ma le descrive. Tanto più che alla fine esce quel messaggio (nel diario) che ribalta tutta la visione precedente.
Secondo me il narratore è neutro, come dovrebbe essere.

Poi il messaggio lo si coglie, e qui secondo me c'è e non è quello lanciato dal protagonista, se non alla fine nel suo diario.

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